Anna Kuliscioff Il ricordo che gurda al futuro

di Bruna Osimo

Marina Cattaneo racconta l’anno di eventi organizzati dalla Fondazione Anna Kuliscioff nel centenario della morte

D. Improvvisamente, quest’anno, ho incontrato persone che mi hanno detto “ti ho pensato … tu che parli sempre della Kuliscioff, sai che mia figlia a scuola ha fatto una ricerca su di lei?  Zia! ti invio un link … raccontano di Anna Kuliscioff in questo episodio di Cora Media[1], l’hai ascoltato?” e così mi hanno mostrato che se ne è parlato tra chi non la conosceva. Un risultato straordinario, che ne pensi? 

R.  È vero, la celebrazione del centenario della morte della Kuliscioff ha generato un risultato veramente straordinario, il fatto cioè che si sono interessate a questa figura un sacco di persone che non sapevano neanche chi fosse stata Anna.  In questo penso sia stata trainante la componente femminile.  

Alla mostra che si è tenuta al Museo del Risorgimento di Milano [2] si sono registrate circa 6500 presenze in due mesi e mezzo, un numero enorme. Sono le donne della mia generaezione a essere state trainanti, donne che hanno fatto politica negli anni Settanta e Ottanta, che hanno portato a visitare la mostra figlie e nipoti e, come dico sempre, anche qualche marito riottoso. Questo ha fatto sì che la conoscenza di Anna si espandesse un po’ a macchia d’olio.

Sono venute alcune donne presentandosi come “figlie di ex-militanti” e hanno chiesto alla Fondazione di prendere parte a presentazioni nelle scuole, in qualche Circolo di quartiere di Milano o in qualche Biblioteca, e aggiungo che in autunno nei Municipi abbiamo presentato un recital a cura di Giuliana Nuvoli dedicato alla vita di Anna Questa è stata la cosa più straordinaria, il risultato più grande delle iniziative, cioè avere allargato il più possibile l’interesse per Anna Kuliscioff, facendo uscire la conoscenza di questa figura dalla cerchia ristretta dei partiti, e averla fatta scoprire da altri che in sostanza la conoscevano solo per essere stata la compagna di Filippo Turati.  

D. Racconti di un coinvolgimento che attraversa più generazioni, e cosa ne dici del “Fuori Milano” della mostra?

R. Anche il “Fuori Milano” è stata una cosa straordinaria, per merito di persone inconrate.

Con la Fondazione abbiamo organizzato convegni e seminari nelle città dove Anna era vissuta – Torino, Firenze, Imola, Padova e Napoli oltre che Milano – e mentre in alcune città come Torino e Firenze non siamo riusciti a allargare la “macchia d’olio” in altre, come Padova, siamo entrati in contatto con una professoressa [3] esperta di storie di genere  e le abbiamo consegnato una piccola mostra itinerante “Attualità del pensiero e della vita di Anna Kuliscioff nel 100° anniversario della morte[4]e lei in pochi mesi ha coperto Padova e il territorio circostante portando questa mostra in scuole, circoli, biblioteche, Acli.

La stessa cosa è successa a Roma dove la ex-direttrice dellaBiblioteca Moderna[5] si è appassionata alla figura di Anna dando vita a un percorso a tappe della mostra in diverse biblioteche di Roma, sulla base di un programma definito durante un incontro conl’Università Tre di Roma.

Tornando a Milano, l’iniziativa ha superato i confini della città metropolitana.

Una sera di dicembre verso le 20,30 ero al liceo Majorana di Desio, luogo dove visse Andreina, la figlia di Anna, e ancora vivono i pronipoti. A Desio la mostra è approdata dopo altre occasioni di incontro e esposizione della mostra, come a Merate e una serie di altri piccoli paesi, registrando ovunque una grandissima partecipazione. 

D. Hai usato spesso l’immagine della “macchia d’olio che si allarga”, un punto di inizio circondato da un insieme di altri eventi all’intorno …

R. La mostra itinerante è arrivata anche a Rende, in provincia di Cosenza, ed è ancora in giro. E la cosa importante è chequando qualcuno si è preso a cuore Anna, si è avuta una esplosione a macchia d’oliosono 54 ad oggi le iniziative fatte autonomamente, oltre a quelle fatte da noi direttamente come Fondazione. La mostra è arrivata a Novara, Intra, Verbania, Rovigo, Ferrara, e ora ritorna in un paese vicino a Rovigo, e via così.   

D. Anna Kuliscioff si lega a donne che avevano lo sguardo rivolto al mondo e penso a Rosa Genoni, e contemporaneamente è la dottora dei poveri … due aspetti messi in luce dalla Fondazione nelle celebrazioni di questo anno.

R. Anna è una delle punte di diamante di uno straordinario movimento delle donne che si sviluppa a Milano a fine Ottocento, e le figure sono tantissime e ognuna si aggancia a altre. È un movimento emancipazionista e anche femminista, con attività che si caratterizzano per l’impegno nel sociale, con un occhio particolare rivolto alle donne … una sorta di femminismo pratico e di impegno sociale, come ad esempio Ersilia Majno Bronzino, fondatrice dell’Asilo Mariuccia, che si aggancia alla pratica della Mantegazza.[6] Dunque c’è un femminismo caratterizzato da attività non solo di pura filantropia ma anche di impegno nel sociale: in tutto questo si inserisce Rosa Genoni.

Anna era una donna emancipata, che si rende autonoma finanziariamente e indipendente economicamente e ritrova in Rosa Genoni [7] molti degli aspetti che la caratterizzano. Rosa, come fu per Anna, è una ragazza madre e il padre di Fanny, figlia di Rosa, è un avvocato amico di Turati. Sono legate da un rapporto affettivo, quasi familiare, che forse si rafforza quando Andreina la figlia di Anna, sposandosi, andrà ad abitare a Desio. Rosa arriva a Milano dalle valli per fare la sartina, e diventa l’iniziatrice del “made in Italy” nella moda. La sera studia e studia anche il francese e per questo accompagnerà a Parigi una delegazione italiana dell’allora Partito Operaio. Inoltre a Milano Anna è conosciuta anche come la “dottora dei poveri” perché esercitando la sua professione trova anche il modo di farne un impegno pratico nel sociale. La sua tesi di laurea era sulle cause delle febbri puerperali e fa un passo in avanti scientifico con la tesi di specializzazione sulla tipologia di microbi che causano le febbri.[8] Oltre all’aspetto medico cura l’aspetto del lavoro e nel 1897 scrive un progetto di legge che verrà varato nel 1902 [9] e introduce protezioni nel lavoro per donne e fanciulli. Pur essendo un testo edulcorato rispetto a quello iniziale, e per le donne partorienti comunque introduce – sebbene si perdano i mesi precedenti il parto del testo originale – introduce il diritto per le donne a quattro mesi di assenza dal lavoro dopo il parto. Quanto ai minori introduce il limite di età per l’assunzione ponendo il vincolo dei 12 anni.  Dà voce ai diritti e interviene sulle riforme, affermando nei fatti che i diritti non possono essere solo declamati.   

D. Avviandoci alla conclusione, cosa vuoi dire del legame tra te e lei?

R. Ho vissuto un mio sogno. Avevo incontrato Anna Kuliscioff da giovane iscritta all’Università, quando iniziavo a occuparmi di diritto delle donne, e non mi ricordo più chi mi mise in mano Anna da leggere ed è stata un’incredibile scoperta, sia pure accantonata per un po’. Nel Partito Socialista la riscoperta avvenne nel 1976 nel corso di un convegno e nel 1980 con la ristampa del Monopolio dell’uomo” e di “In memoria” voluti entrambi da Bettino Craxi. Verso la fine degli anni Settanta la Commissione Femminile del Partito Socialista era la parte del partito che si occupava delle donne sia come lavoratrici che come destinatarie di diritti, basti pensare alla legge per il divorzio e alla battaglia per il diritto all’aborto. Lì ho coltivato Anna e sono poi sono arrivata in Fondazione Kuliscioff, il che mi ha reso molto contenta. Il centenario per me ha voluto dire coronare un sogno, pensare a come riportare Anna al centro dell’attenzione delle nuove generazioni e delle donne in genere. Non sono una storica, io racconto Anna e indugio poco sugli aspetti di partito, cercando di fare emergere alcuni fatti come la sua battaglia per prendere la laurea in medicina, la sua battaglia per l’emancipazione, lei dottora dei poveri e amica delle donne che si prende cura delle persone oltre che della loro salute.Le cose che scrive e il suo rigore morale, che si evince dalle lettere con Andrea Costa[10], raccontano la completezza di una donna che io chiamo la donna dei diritti, la donna della forza, la donna del coraggio e della lungimiranza politica.


[1] La Fondazione Anna Kuliscioff ha sede a Milano e ha dato vita a una collana di eventi che si sono susseguiti dal 9 gennaio 2025 al 9 gennaio 2026, che si sono avvalsi della collaborazione di giovani studenti in Alternanza scuola lavoro presso la Fondazione stessa).  

[2] Cora Media ha realizzato una serie “Con gli occhi di Anna” che si compone di 4 episodi – ‘La casa che non c’è più’, Le parole giuste’, ‘Salotto e vicoli’, ‘Non abbiamo sofferto abbastanza’.

[3] La professoressa è Liviana Gazzetta che mantiene molti contatti con il movimento delle donne a Padova.

[4] La mostra itinerante si compone di sette pannelli 50 x70, facilmente appendibili – Il primo ha una foto di Anna e un QRcode da cui si può scaricare la guida “Conoscere Anna”. Gli altri sei sono introduttivi a un ragionamento che si può sviluppare insieme, con brevi riferimenti alla vita di Anna – la giovane rivoluzionaria, la femminista, la madre, la dottora.

[5] Flora Parisi è la direttrice della Biblioteca. Si sono tenuti incontri sia da remoto che in presenza con gli studenti frequentatori di ogni biblioteca.

[6] Ersilia Majno Bronzino, fonda il famoso Asilo Mariuccia nel 1902, e si richiama a Anna Solera Mantegazza che nel 1850 aprì nella sua casa a Milano il primo asilo per bambini dai 15 giorni ai due anni e mezzo.

https://www.milanolacittadelledonne.it/wp-content/uploads/2020/04/Milano-e-tre-donne-benefattrici.-Mantegazza-Ravizza-Majno.pdf professionale in tutto

[7] Rosa Genoni prima di diciotto figli arriva a Milano da Tirano (Sondrio), va a fare la “piscinina” (in milanese la piccinina, cioè la sartina) vivendo dalla zia e lei che aveva la quinta elementare chiede alla zia di studiare la sera e di studiare il francese. Quando una delegazione dell’allora Partito Operaio va a Parigi lei, che sa il francese, ne farà parte. Alla fine dei lavori Rosa si ferma a Parigi per studiare la moda francese, allora dominante. Diventata una brava sarta e, rientrata a Milano, trova lavoro come première di case importati. Inizia a creare modelli da realizzare in Italia e diventa famosa anche perché suoi modelli si ispirano all’arte italiana (Botticelli, Mantegna e così via). Diventa colonna portante dell’insegnamento professionale per sarte e ricamatrici alla Società Umanitaria di Arti e Mestieri di Milano, dove Anna Kuliscioff era consigliera. Continuerà a insegnare per circa 25 anni.

[8] Per sviluppare la sua tesi si relaziona con Camillo Golgi, premio Nobel della medicina, e con Giovanni Bizozzero a Torino, a Padova con Achille Di Giovanni di cui diviene assistente onoraria

[9] Anna Kuliscioff affida il testo di legge da lei scritto ai parlamentari del Partito Socialista e la legge vien approvata con il nome di legge Carcano, durante il Governo Giolitti. 

[10 Andrea Costa, primo deputato del Partito Socialista, compagno di Anna è il padre Andreina, la figlia di Anna.

Lascia un commento

Un sito WordPress.com.

Su ↑